Numero   9
Internet: le facoltà di Umbria, Marche e Emilia Romagna

  Cominciamo con un errata corrige dell’articolo scorso sulle Università.
Università di Bologna (http://www.unibo.it)
   Grafica veramente notevole. I nostri complimenti per la pulizia, la qualità e la velocità di trasferimento dei dati. Bologna la Dotta, si sa. Ottime foto del corpo docente, ma poco o niente di farmacia ( più niente che poco!) Voto 7
Università di Ferrara (www.unife.it)
Università di Modena (www.unimo.it)
   Le abbiamo messe insieme perchè si equivalgono sia nella grafica approssimata (leggermente migliore quella di Ferrara) sia nei contenuti del tutto insufficienti. Insufficienti sempre come fonte di conoscenze per il mondo Internet, anche se tutte le Università si fanno una gran propaganda sulle strutture e sui docenti. Voto 6--
Università di Parma (www.unipr.it)
   La grafica è semplice ma pulita. La facoltà di Farmacia possiede dei motori di ricerca interessantissimi sul mondo della chimica e della farmacologia. Pur se non offre molto come contenuti propri, questa soluzione, cioè il rimandare le ricerche ad altri siti WEB specializzati ed esaustivi è sicuramente interessante. Complimenti! Voto 8--
Adesso invece ripartiamo con una visita nell’Umbria e nelle Marche. Università di Perugia (www.unipg.it
   La migliore visitata fino ad adesso. Ottima la grafica, anche se semplice (semplice= veloce= funzionale). Ottima la gestione interna di facoltà, dipartimenti, istituti (anche se Farmacia è in ritardo), ma sopratutto ben strutturata e completa la connessione con gli altri luoghi del sapere e della cultura. Elenco completo di tutte le Università italiane. Quando si dice l’altruismo. Perugia è internazionale, lo sapevate? Voto  9
Università di Camerino (www.unicam.it
   Molto ben fatto dal punto di vista dei contenuti. Curato l’aspetto grafico, ma confusionario ai limiti del comprensibile. Non va bene che tutto quel materiale, umano e tecnico, sia sprecato o parzialmente fruibile perchè è mancata l’ottica di chi sta dall’altra parte del terminale. Internet è comunicazione, e quindi è importante che chi legge capisca. Altrimenti, cui prodest? Voto 6
Università di Urbino (www.uniurb.it)
   Ad Urbino, con poche pretese ed una grafica poco elaborata, riescono a fornire un servizio completo e di facile accesso per tutti. Voto 7 e 1/2


Integratori di cromo

   Gli studi di Mertz e Swartz hanno dimostrato che il cromo è un minerale ultratraccia essenziale, strettamente legato al metabolismo degli zuccheri. Una sua carenza, particolarmente diffusa nei paesi sviluppati a causa dell’impiego di cibi raffinati, è correlata all’insorgenza di intolleranza al glucosio, favorendo tutte quelle manifestazioni tipiche del diabete mellito (in particolare quello di tipo II, non insulinodipendente).
   Il cromo è infatti naturalmente contenuto soprattutto nelle parti esterne di rivestimento dei cereali e di alcune verdure. Quest’ultimi e il lievito di birra hanno fra l’altro il vantaggio di contenere cromo trivalente legato a niacina, più facilmente assorbito rispetto ai rispettivi sali inorganici. Il fabbisogno giornaliero di cromo nell’adulto sano è di circa 1 mcg al giorno, la richiesta di integrazione dietetica varia fra 30 e 200 mcg al giorno, soprattutto a causa delle difficoltà di assorbimento e dell’aumentata escrezione nei pazienti con carenza di cromo.

Glucose Tolerance Factor (GTF)

   L’aumento della glicemia conseguente all’assunzione di carboidrati stimola le beta-cellule pancreatiche a secernere insulina e contemporaneamente il fegato a produrre GTF.
    Il fattore di tolleranza al glucosio (GTF) è costituito da un nucleo porfirinico con al centro un atomo di cromo trivalente legato a sua volta ad acido nicotinico e contenente inoltre ac.glutammico, cistina e glicina. I valori di insulina e GTF devono aumentare parallelamente per avere una buona metabolizzazione del glucosio.
   Nel diabetico (in particolare nel diabete tipo II) si verifica invece una notevole depauperazione di GTF a favore di un esubero di insulina.
   Come agisce il GTF? Di fatto esiste una interazione specifica fra i ponti disolfuro dell’insulina, il cromo dinicotinato (parte attiva del GTF) con formazione di un complesso molecolare capace di fissarsi ai recettori insulinici di membrana (vedi figura n. 1). E’stato inoltre dimostrato che l’insulina perde la sua efficacia in assenza di GTF.
   Il cromo utilizzabile dall’organismo deve essere in forma trivalente (Cromo III), la forma esavalente è invece nettamente tossica. L’assorbimento dei sali inorganici di cromo è molto basso (circa 0,5%) mentre è notevolmente migliore per il GTF (circa 20-25%), presente nel lievito e in diversi alimenti integrali, oltre che in derivati animali quali fegato, ostriche ed altri. Nel sangue il cromo trivalente viene trasportato dalla transferrina. Viene eliminato dai reni sotto forma di sale inorganico.

Fattori che contribuiscono alla carenza di cromo

   Oltre alle carenze alimentari, dovute alla preponderante assunzione di cereali raffinati, alcuni fattori non alimentari possono contribuire ad una deficienza di cromo nell’organismo:
a) la somministrazione esogena di insulina e/o una aumentata secrezione insulinica (come ad esempio nel diabete tipo II) favoriscono una eccessiva eliminazione di cromo;
b) lo stress produce deplezione delle riserve di cromo rendendo difficile la regolazione della glicemia soprattutto in seguito agli sbalzi emotivi che possono verificarsi. Spesso le situazione stressanti provocano diabete in soggetti predisposti;
c) la somministrazione di estrogeni, così come l’iperestrogenismo degli ultimi mesi di gravidanza, producono una notevole deplezione delle riserve di cromo, favorendo l’insorgenza di stati diabetogenici insulino-resistenti;
d) l’ipotiroidismo favorisce una aumentata secrezione insulinica e per contro una deplezione in cromo;
e) l’iperparatiroidismo provoca iperinsulinemia e carenza di cromo.

Disturbi collegati alla carenza di cromo

   Molti dei disturbi da carenza di cromo sono collegati all’azione negativa che questa circostanza svolge nei confronti del metabolismo dei carboidrati.
   Lo stretto collegamento fra diabete e malattie cardiovascolari è proprio dovuto alla carenza di cromo. Ormai è accertato che gli antidiabetici orali, seppur capaci di abbassare la glicemia, non riescono a ridurre i danni cardiovascolari legati al diabete, anzi spesso producono una maggiore incidenza di infarto e di danni arteriosi compresi i fenomeni aterosclerotici.
   La supplementazione dietetica di cromo, unitamente ad una dieta ricca di carboidrati complessi e fibre, è capace di migliorare la tolleranza al glucosio nel diabete senile (tipo II), ridurre la lipogenesi e conseguentemente ridurre l’ipercolesterolemia totale (incrementando invece il colestetolo HDL) e l’ipertrigliceridemia, impedire la formazione di placche aterosclerotiche, agire da antiipertensivo in quanto viene migliorata l’elasticità delle arterie, contrastare inoltre l’insorgenza della cataratta, diminuire il senso di fame.
   Studi recenti hanno dimostrato che, in dosaggi superiori a quelli della supplementazione, è pure in grado di controllare alcuni tipi di cefalee: nelle sperimentazioni eseguite sono stati impiegati per questo trattamento 83 mg di cromo orotato unitamente ad altri sali minerali e vitamine.

Forme di somministrazione del cromo

   I sali inorganici di cromo, quali il cromo cloruro, sono oggi completamente abbandonati a causa del loro bassissimo assorbimento (circa 0,5-2%). Inoltre prima di essere utilizzato dall’organismo il cromo inorganico deve essere trasformato dal fegato in GTF. Questo passaggio è frequentemente compromesso negli individui diabetici (in particolare nel diabete tipo II) o con predisposizione all’intolleranza al glucosio.
   Migliori risultati si ottengono mediante somministrazione di cromo salificato con acido orotico (vitamina B13): il cromo orotato, contenente il 10% di cromo, ha una capacità di penetrare attraverso la membrana cellulare molto migliore rispetto ai sali inorganici, infatti l’ac.orotico funziona da carrier migliorando notevolmente l’assorbimento. Il dosaggio del cromo orotato è generalmente di 10 mg (corrispondente a 1 mg di cromo III) 1 o 2 volte al giorno. Nel trattamento delle cefalee si impiegano dosaggi sensibilmente maggiori, generalmente attorno agli 80 mg.
   Il cromo complessato con acido nicotinico (niacina) rappresenta la parte attiva del GTF (vedi figura n. 2). Fra le diverse possibilità di combinazione cromo-niacina la forma maggiormente attiva risulta il cromo dinicotinato O-coordinato, componente attivo del cromo polinicotinato, che risulta 18 volte più attivo rispetto alle altre forme (cromo mononicotinato O-coordinato, cromo dinicotinato N-coordinato, cromo pentanicotinato O-coordinato). Il cromo polinicotinato viene assorbito e trattenuto in forma biodisponibile per circa il 17% risultando così 3 volte più attivo del cromo picolinato e 7 volte più attivo del cromo cloruro. Il cromo polinicotinato (10% di cromo) si impiega in capsule da 0,5-2 mg (corrispondenti a 50-200 mcg di cromo III) da assumersi 2-4 volte al giorno.
   Il cromo picolinato è un cromo complessato con acido picolinico, che differisce dall’ac.nicotinico semplicemente per la posizione dell’idrossile, in posizione 2 anzichè 3 (vedi figura n. 3). Seppure molto simile e spesso impiegato in terapia, risulta possedere una biodisponibilità circa 3 volte inferiore al cromo polinicotinato. Conseguentemente i dosaggi consigliati variano da 1 a 6 mg pro-dose, 2-4 volte al giorno.

Indicazioni terapeutiche

1) Intolleranza al glucosio e/o diabete tipo II: dovuti a insensibilità del recettore insulinico di membrana alla stimolazione insulinica, caratterizzati spesso da insulinemia superiore alla norma, bassi valori di cromo, refrattarietà al trattamento insulinico, tendenza all’ipercolesterolemia e alle malattie cardiovascolari (quadro clinico noto sotto il nome di Sindrome X).
2) Prevenzione dell’aterosclerosi: il cromo previene in maniera molto marcata la formazine delle placche aterosclerotiche, uno studio israeliano ha dimostrato addirittura che il cromo favorisce la regressione di quelle già formate.
3) Ipercolesterolemia: il GTF agisce da carrier del colesterolo riducendone i valori ematici, la colesterolemia totale diminuisce, grazie ad una netta diminuzione del colesterolo LDL, mentre invece incrementa l’HDL (colesterolo buono).
4) Obesità: diminuisce il senso di fame, in particolare la fame ansiosa di carboidrati, favorisce la demolizione dei grassi.

Bibliografia
- Mertz W. and Schwartz K.: “Relation of Glucose Tolerance Factor to Impaired Intravenous Glucose Tolerance of Rats on Stock Diets”, Am.J.Physiol., 196:614-618, 1959
- Schroeder H.A.: “Chromium Deficiency as a Factor in Atherosclerosis”, J.Chron.Dis., 23:123, 1970
- Doisy R.J.: Newer Trace Elements in Nutrition, Dekken, New York, 1971
- Schroeder H.A.: The Trace Elements in Man, Old Greenwich, 1973
- Hambidge M.: “Chromium Nutrition in Man”, Amer.J.Clin.Nutr., 27:505, 1974 Canfield W.: Chromium in Nutrition and Metabolism, Biomedical Press, New York, 1979
- Bedford B.A. et al.: “Insulin Binding in a Human Monocyte-Like (U-937) Cell Line: Synergism between Chromium and Nicotinic Acid”, Fed.Proc., 46a:904, 1987
- Pandiani M.: Guida al corretto utilizzo di vitamine e minerali nella nutrizione, Tecniche Nuove, Milano, 1991
- Olin K. et al.: “Comparative Retention/Absorption of Chromium (Cr) from Cr Chloride, Cr Nicotinate, and Cr Picolinate in a Rat Model”, J-Am.Coll.Nutr., 11(5):612, 1992

Figura 1: Il GTF lega l'insulina ai siti recettoriali di membrana

Figura 2: Interazione specifica fra insulina, cromo dinicotinato e recettore insulinico

Figura 3: Acidi Piridin Carbossilici (ac. Picolinico e Nicotinico [Niacina])



Sul banco del laboratorio

Melatonina in gocce

E’ possibile preparare una soluzione di melatonina da somministrare in gocce?
   La melatonina è solubile in acqua a caldo ma tende a precipitare per raffreddamento. E’ quindi opportuno scioglierla in un solvente in cui è molto solubile, come l’alcol etilico per poi aggiungere l’acqua. Di seguito viene riportata una formulazione e un riferimento per il dosaggio in gocce.

Melatonina soluzione 1%
Composizione:

melatonina   g 0,1
alcol etilico 95%   g 2,5
propilenglicole   g 0,5-1
acqua depurata   q.b. a ml 10

Preparazione: sciogliere la melatonina nell’alcol etilico, aggiungere il propilenglicole, quindi lentamente sotto agitazione l’acqua.
Modalità d’uso: 50 gocce (1 ml circa) corrispondono approssimativamente a 10 mg di melatonina, quindi 10 gocce equivalgono a circa 2 mg di melatonina.

Benzile benzoato antiscabbia

C’è sempre maggiore richiesta di trattamenti antiscabbia a base di benzile benzoato. Vorrei conoscere alcune formulazioni adatte ed il relativo impiego.
   Le formulazioni che seguono sono spesso impiegate in alternativa alle lozioni alcoliche, spesso causa di irritazione ed eccessiva secchezza cutanea.
N.B.: non sono tuttavia consigliate per l'applicazione nei bambini.

Benzile benzoato schiuma
Composizione:

benzile benzoato    g 2,5
acido stearico    g 5
trietanolamina    g 1
acqua depurata    q.b.a g 10

Preparazione: si fonde l’ac.stearico a 65°C e si aggiunge sotto agitazione il benzile benzoato. In altro recipiente si porta a 65-70°C l’acqua e vi si aggiunge la trietanolamina. Si uniscono le due fasi sotto agitazione continuando ad agitare fino a raffreddamento. Il pH finale è alcalino, compreso generalmente fra 8,5 e 9.
Modalità d’uso: dopo il bagno eseguire una applicazione su tutto il corpo, dal collo in giù. Lavare il preparato dopo 8-24 ore. Ripetere il giorno dopo. Solo se necessario fare una terza applicazione dopo 5-10 giorni.
N.B. non adatta per l’applicazione nei bambini.

Benzile benzoato crema (BP 1993)

Composizione:

benzile benzoato    g 250
cera emulsionante    g 20
acqua depurata    q.b.a ml 1000

Preparazione: si fonde la cera emulsionante e si aggiunge il benzile benzoato rimescolando. Versare sotto agitazione questa miscela nella quantità di acqua depurata (bollita di fresco o meglio ancora preservata) sufficiente a ottenere 1000 ml e agitare fino a reffreddamento.
La cera emulsionante anionica BP 1993 ha la seguente composizione:
alcol cetilstearilico g 90
sodio laurilsolfato  g 10
acqua depurata     ml 4
Preparazione: si fonde l’alcol cetilstearilico e si riscalda a 95°C, si aggiunge il sodio laurilsolfato, si miscela e si aggiunge l’acqua depurata. Si riscalda a 115°C e si agita vigorosamente fino a scomparsa dello schiumeggiamento: si ottiene una massa traslucida. Si raffredda rapidamente.

Mesulfene nelle pediculosi

E’ possibile allestire in farmacia preparazioni contro la pediculosi analoghe al Mitigal?
  Le seguenti formulazioni, facilmente realizzabili nel laboratorio di farmacia, sono molto utili nel trattamento delle pediculosi.

Mesulfene 100% lozione
Composizione:

mesulfene liquido   g 100

Modalità d’uso: dopo aver lavato i capelli, applicare uniformemente sul cuoio capelluto.

Mesulfene 64% unguento
Composizione:

mesulfene liquido   g 64
vaselina filante   g 36

Preparazione: incorporare il mesulfene nella vaselina.
Modalità d’uso: una-due applicazioni al giorno nelle zone interessate. E’ poco adatto per applicazioni sul cuoio capelluto.

Mesulfene 4% shampoo
Composizione:

mesulfene liquido    g 4
shampoo base    g 64

Preparazione: sciogliere sotto lenta agitazione il mesulfene nello shampoo base.
Modalità d’uso: come preventivo nella pediculosi, in sostituzione del normale shampoo.
   La base per shampoo può essere realizzata con la seguente composizione:

sodio laurileteresolfato   g 40
alchilamidobetaina   g 5
dietanolamide di cocco   g 3
sodio cloruro   g 2
bronopol 1:10   g 0,5
profumazione   g 0,5
acqua depurata   g 49

Preparazione: si mescolano bene i tensioattivi, quindi si aggiungono, sempre sotto lento rimescolamento, i 3/4 dell’acqua demineralizzata. A tale miscela si aggiungono il conservante e la eventuale profumazione. Nella restante acqua si scioglie il sodio cloruro e si aggiunge il tutto alla miscela dei tensioattivi.


La nuova tabella degli apparecchi obbligatori in farmacia
Tab. n°6 F.U. IX, IV supplemento 1996: Chiariamo alcuni punti

   La nuova tabella degli apparecchi obbligatori, alla quale avevamo già dato ampio spazio nel n° 6 di Galeno Report, ha creato un po' di subbuglio tra i farmacisti, come accade di solito quando vengono introdotte delle novità, o comunque viene modificato lo stasus quo, anche se riteniamo che questa volta lo sforzo compiuto dal Ministero della Sanità sia degno di plauso.
   Crediamo infatti che con la nuova tabella degli strumenti obbligatori, il Ministero abbia cercato innanzitutto di dare delle indicazioni affinché il laboratorio, di chi appronta preparazioni magistrali, risponda ad esigenze di carattere tecnologico ed igienico che salvaguardino sia l’operatore, che l’utilizzatore della preparazione, rendendo finalmente obbligatori gli strumenti veramente necessari ed eliminando quelli inutili.
   Ci sono però due punti in particolare, non molto chiari, sui quali si sono accese le maggiori discussioni, e sono: il punto 1, riferito alle bilance, ed il punto 10, relativo al sistema di aspirazione.
   Cogliamo l’occasione per cercare di fare un po' di luce, prendendo spunto da un articolo comparso su “ Il Farmacista” del 12/6/97, che si è pronunciato proprio in merito a questi due punti, sollecitato da alcune domande poste da un farmacista, il quale chiede lumi in merito. Non ci pronunciamo ancora sulla questione del sistema di aspirazione, anche perchè la risposta che viene fornita è decisamente esaustiva, per quanto, siamo sicuri che non mancheranno occasioni per affrontare nuovamente la questione.
   In riferimento invece all’informazione relativa alla bilancia, riteniamo che la risposta fornita non sia propriamente completa, infatti quanto ci risulta, in merito alla “omologazione”, è leggermente diverso da quanto viene riportato nell’articolo; questo naturalmente senza voler polemizzare con l’autore della risposta,ma semplicemente per fare chiarezza sul delicato argomento in modo che nessuno possa incorrere in errori punibili con multe.
   L’articolo, anzi il riquadro, spiega per sommi capi che è sufficiente la presenza sulla bilancia del marchio “CE”, perchè questa possa ritenersi “omologata” ed essere quindi utilizzabile, in transazioni commerciali, senza che lo strumento abbia ottenuto anche l’omologazione metrica da parte del competente Ufficio Metrico.
   In realtà il marchio “CE”, attesta “semplicemente” che lo strumento è stato costruito in conformità con i parametri delle normative europee, ed in particolare, per gli strumenti elettronici, il marchio garantisce la bassa emissioni di onde elettromagnetiche.
   Questo però, non ha niente a che vedere con la normativa che ne regola l’impiego in rapporti commerciali, come cita il D. Lgs. 29/12/92 n° 517, in vigore dal Gennaio 1993, il quale prevede che le bilance utilizzate per “... la fabbricazione di medicine su prescrizione, in farmacia ...” così come quelle utilizzate per le normali transazioni commerciali, devono recare il marchio di conformità CE ed il contrassegno attestante l’omologazione metrica.
   Oltretutto la richiesta di omologazione deve essere presentata dal costruttore della bilancia, preventivamente all’immissione dello strumento sul mercato, l’Ufficio Metrico ha poi l’onere di effettuare il controllo della bilancia, con scadenza biennale, verificando che le caratteristiche tecniche, quali la sensibilità, la portata massima e la precisione, siano conformi al controllo iniziale.


Sostituzione dei codici

   Tenere uno stesso prodotto associato a due o più codici è inefficiente perché occupa spazio utilizzabile per altre informazioni ed, ogni volta che si cerca una sostanza attraverso il nome, otteniamo come stato un elenco di scelte sempre più lungo del necessario. Può essere anche molto pericoloso perché pensate a cosa potrebbe accadere alle giacenze ed ai registri, se il carico e/o lo scarico fossero fatti alcune volte su un codice ed altre volte su uno diverso.
   Il motivo per cui si può avere una situazione di questo tipo può essere sia l’inserimento di un prodotto che era già presente nell’archivio delle sostanze, sia un aggiornamento che ha introdotto nuove sostanze, alcune delle quali erano già state inserite dall’utente.
  Quando si manifesta una situazione di questo tipo è consigliabile eliminare subito tutti i doppioni e lasciare un solo “esemplare” per prodotto.
   Prima di fare questa operazione però è necessario considerare che tutti prodotti che saranno eliminati, o per meglio dire i codici a cui sono associati, (a tal proposito si ricorda che i prodotti inseriti da Galeno Sistemi non si possono eliminare) potrebbero essere implicati in formulazioni e registri. Inoltre, una volta eliminato il prodotto, il codice liberato sarà utilizzato per le successive introduzioni di nuove sostanze per cui si potrebbe correre il rischio di trovarsi delle formulazioni con delle sostanze completamente diverse così come dei carichi o delle trascrizioni sul registro delle preparazioni che non sono corrette.
   Per evitare tutti questi problemi è stata introdotta una nuova funzionalità che permette spostare tutti i riferimenti ad un determinato codice su un altro, sia nelle formule sia nei registri. Ciò permette anche di trasferire le eventuali giacenze, attive o in parcheggio. Da notare che se si trasferisce un lotto attivo e si associa ad una sostanza che ha già un lotto attivo, il lotto trasferito finirà in parcheggio e il carico avverrà per quantità originale, al momento del carico, anche se attualmente è inferiore a causa di movimentazioni.
   Questa operazione è eseguibile manualmente attraverso il menù “Utility”->“Sostituisci codice” ed è attivata automaticamente ogni volta che si procede all’eliminazione di un prodotto, premendo il tasto [F7] nell’ “Archivio Sostanze”. Nel caso dell’eliminazione di un prodotto, tale operazione diventa facoltativa solo se la sostanza non è stata movimentata, anche se è assolutamente consigliabile perché potrebbe essere implicata in formulazioni.